ARTRIBUNE | Ceci n’est pas un art hotel. Il caso Piazzadispagna9 | Piazza di Spagna 9

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ARTRIBUNE | Ceci n’est pas un art hotel. Il caso Piazzadispagna9

Perché dormire non è più solo una necessità, ma un’esperienza. Ne parliamo con Stefania Grippo, deus ex machina del progetto Piazzadispagna9. Non solo art hotel, ma anche luogo d’arte, mostre, installazioni sonore, incontri e naturalmente design, “il motore di tutto”. In attesa di nuovi appuntamenti.

Innanzitutto parliamo di Piazzadispagna9. Come nasce il progetto e quali sono gli obiettivi?
Con Piazzadispagna9 ad arrivare sulla scena romana è soprattutto un progetto sperimentale che racconta e fa vivere il contemporaneo, indagando il territorio che sta fra arte, design, artigianato e moda. Mi piace sottolineare che Piazzadispagna9 non è un hotel o un art hotel, ma una galleria d’arte e design che ospita in sei uniche stanze private, in un eclettico living, un hammam intimo e profondo. In ogni ambiente, installazioni d’arte, elementi unici di design e limited edition. Così Piazzadispagna9 rende possibile vivere una nuova esperienza dell’ospitalità.

Come funziona?
Ci si muove come in una vera e propria galleria in continuo divenire, dove anche l’acquisto è possibile. Quindi non ci si deve aspettare un semplice boutique hotel: Piazzadispagna9 è l’ingresso in una realtà tra le più visionarie di Roma, dove assistere anche a exhibition e performance d’arte. Ogni sei mesi Piazzadispagna9 apre le porte al pubblico esterno e organizza un evento che coinvolge la città, gli esponenti del mondo dell’arte e presenta e racconta un nuovo artista, che con le sue opere offre al pubblico ancora una nuova faccia di questa unica dimora.
L’unicità di questo progetto ha fatto sì che a meno di un anno dall’apertura, Piazzadispagna9 sia stata selezionata a partecipare all’edizione di LeMiami che si terrà a giugno 2015 a Miami e che ospiterà l’eccellenza nell’ospitalità a livello mondiale nella nuova interpretazione di lusso non convenzionale.

L’idea di Studio9 affonda inoltre le radici nella storia dello spazio…
Studio9 ha scelto questo spazio di 400 mq perché è da qui che parte la storia di Roma, un affaccio incredibile su una delle piazza più importanti al mondo. Questo spazio è stato anche a lungo la dimora di un pittore austriaco dell’Ottocento, Catel, e oggi la proprietà è della Fondazione Catel, che ha come missione il sostegno dell’arte e ha così permesso questo progetto. Piazzadispagna9 così parte dall’antico per reinterpretarlo in chiave moderna e per offrire al suo pubblico una Roma d’avanguardia.

Quella con Maria Angeles Vila Tortosa è stata la prima esperienza espositiva?
No, la seconda. Per coniugare il suo lavoro ha scelto di collaborare con una curatrice, Silvia Litardi.

Come si traduce l’esperienza di questa collaborazione nella vita quotidiana dell’hotel?
Il lavoro di Maria è stato scelto da un felice incontro tra me e l’artista e l’idea di far vivere la sua opera installativa, “le grandi scatole emozionali” all’interno del mio spazio. Da qui è nata la Caja Abitada, ovvero un baule, elemento simbolico di un viaggio che ovviamente si adatta perfettamente al luogo.

Tra le altre opere c’è un’installazione sonora…
Sì, il corridoio galleria nel quale si aprono le stanze ha ospitato un’installazione sonora, ovvero la poesia Sobrevuela di Yolanda Castaño per El tiempo tiene forma de pera di Alicia Herrero Dance Company

C’è poi tutta la componente legata al design che curi nello specifico con il tuo lavoro e che ha delle valenze molto particolari, camera per camera. Ce la racconti?
Il design è la mia passione e il motore di tutto. L’arte l’ho sempre integrata all’interno degli spazi da me progettati e ne rappresenta un complemento fondamentale e inscindibile. Per cui l’arte e gli artisti scelti devono offrire un elemento decorativo a integrazione e arricchimento degli spazi. Per il design mi piace dire che cerco di svolgere un lavoro di talent scout come Rossana Orlandi a Milano, selezionando al momento designer a livello europeo che rappresentino le nuove tendenze ma nel rispetto di una forte artigianalità.
La grande industria – eccetto per iGuzzini, che mi ha aiutato nella illuminazione dei lampadari, icona del luogo, che sono diffusi nell’intero spazio – l’ho lasciata volutamente sempre fuori dalle porte. Preferisco piccole tirature, pezzi dove si può leggere la ricerca della qualità e del prodotto artigianale, fatto a mano.

Perché a tuo parere oggi gli art hotel hanno una marcia in più? Qual è il tipo di esperienza che il turista o il visitatore o il viaggiatore per lavoro cerca? Perché oggi non è più sufficiente offrire solo un luogo, seppur di qualità, dove sostare e dormire?
Se nasce una fiera come LeMiami sull’ospitalità che va a cercare in giro per il mondo solo quei concetti che esprimono qualcosa di nuovo, vuol dire che le tendenze nel viaggio stanno cambiando. Ho tantissimi clienti che vengono dai più blasonati alberghi di Roma, ma che sono stufi di trovarsi in un luogo anonimo che ha poco da raccontare. Oggi si cerca un’esperienza.

Il progetto d’arte continua con nuovi appuntamenti. Quali saranno e con quale periodicità cambieranno gli artisti?
Sto già alacremente lavorando ai prossimi eventi. Uno riguarderà il design e sarà a un anno dall’apertura e si farà una sorta di “garage sale” che consentirà di far uscire quello che oggi arreda gli spazi e far entrare cose nuove. Per l’arte sto lavorando insieme a uno dei più grandi fotografi contemporanei a una mostra che dovrebbe aprire i battenti a settembre.

Santa Nastro

http://www.artribune.com/2015/03/ceci-nest-pas-un-art-hotel-il-caso-piazzadispagna9/